La cattedrale di San Pantaleo rappresenta
un esemplare unico nel panorama architettonico
romanico sardo, nato dalla fortunata confluenza
di numerose contaminazioni architettoniche
e decorative, dovute a diverse vicende costruttive.
Il fabbricato romanico insiste su un precedente insediamento di
epoca bizantina di cui si è ritrovato un fonte battesimale e altri
numerosi frammenti di elementi architettonici.
Il primo impianto, è documentato al 1170 da una epigrafe inserita
tra la fiancata sud e il prospetto. Una ripresa dei lavori nel 1261 e
la conseguente conclusione nel 1289 sono documentate da altre
epigrafi scolpite sugli elementi architettonici del portale nord e dall’affresco
del semicilindro absidale, che celebra la consacrazione del
tempio alla presenza del giudice Mariano II d’Arborea.
Edificato in conci di arenaria locale con inserti di materiale di spoglio,
l’edificio ha l’abside orientata a sud-est, ben visibile al visitatore
che accede al bel sagrato di recente risistemato.
All’interno sono notevoli gli affreschi dell’area absidale, l’opera
più importante è l’Arbor vitae nella navata sud, attribuita
al pittoreminiatore
Simone de’Crocifissi, artista bolognese vissuto nella prima
metà del ‘300.
Tra le opere mobili si segnala il bel retablo, datato intorno al
1503. Sistemato nella parete sud, a sinistra dell’Arbor vitae, il doppio
trittico dai colori brillanti, dipinto con tempera su tavola, raffigura,
scene della vita e del martirio di San Pantaleo, ed un’insolita
quanto preziosa Madonna del libro.